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Penso Positivo

io penso positivo perchè c’ho il vino, perchè c’ho il vino
io penso positivo perchè c’ho il vino, finchè c’ho il vino

e niente e nessuno al mondo potrà fermarmi dal vendemmiare
e niente e nessuno al mondo potrà fermare, fermare, fermare, fermare

questo ritmo che va…
questo ritmo che viene e che va

io credo che a questo mondo esiste solo il Col Di Creta
che passa da Conegliano e arriva fino a Diano Serreta.

Walter il Mago

God save the Spritz

god save the spritz

Col di Creta D.O.C.

col di creta

Signori e signore dopo anni di sacrifici e speranze il mio prosecco è diventato D.O.C. di VALDOBBIADENE CONEGLIANO.

Grazie a voi… a tutti gli SPRIZZISTI e PROSECCHISTI… e a quelli che ci hanno creduto!!!

Un abbraccio di cuore

Il Prosecco superiore

prosecco“Se si è ottenuta la DOCG è grazie a tutti i produttori delle colline di Conegliano Valdobbiadene. Questi territori sono impervi e difficili da coltivare e solo grazie al lavoro di questa gente l’area è diventata un esempio per l’enologia nazionale. La DOCG Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore nasce per dare una risposta a questi uomini che hanno creduto nel prosecco quando nessuno ancora lo valutava interessante.”

Con queste parole il Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Luca Zaia ha aperto la vendemmia organizzata a San Pietro di Barbozza dal Consorzio per la Tutela del Prosecco di Conegliano Valdobbiadene. A questo momento, simbolicamente, hanno preso parte tutti i produttori del territorio.

“Abbiamo voluto festeggiare la prima vendemmia DOCG con tutti i produttori e con il Ministro Luca Zaia” afferma il Presidente del Consorzio Franco Adami “l’ottenimento della DOCG porta il prosecco prodotto a Conegliano Valdobbiadene nell’olimpo dei migliori vini d’Italia. Simbolicamente, insieme al Ministro, ogni produttore ha staccato un grappolo per dare vita a un vino speciale di tutto il territorio”.

Le più di 160 aziende spumantistiche e i circa 3.000 viticoltori contribuiranno, quindi, a formare la produzione speciale di bottiglie per il lancio della Denominazione d’Origine Controllata e Garantita Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore. La prima bottiglia di questo questa produzione sarà stappata all’inizio di aprile, in occasione di Vinitaly 2010, per il lancio della nuova Denominazione.  tratto da newsfood.com

Spritz alla spina

In tedesco, il verbo «spritzen» signi­fica «spruzzare». Leggenda vuole che lo spritz sia nato proprio durante la dominazione Asburgica, da questa comunanza di suoni. Originariamente, era un «bianco macchiato». Da qualche anno, i pro­fessionisti del marketing vogliono far passare la re­gola del «sei centilitri di prosecco, quattro di Ape­rol o Campari, seltz o soda, ghiaccio e arancia». E adesso arriva pure la rivoluzione, firmata da Mon­telvini e Moletto: lo spritz sarà venduto in fusto. E sarà così servito alla spina. Per far prima, però, si rischia di cancellare il rito che personalizza l’aperi­tivo in ogni bar. «Non si deve tradire la tradizio­ne » sibila Enrico Breda, web master di Spritz.it, la community padovana degli amanti dell’aperitivo.

Per esser sicuri di non patire il furto dell’idea, Montelvini, cantina del prosecco di Venegazzù, nel Trevigiano, e la Moletto, cantina di Motta di Livenza, hanno deciso di registrare il marchio. «SpritzOne», questo il nome della bevanda, rac­chiusa per la prima volta dentro i fusti. La mano­vra di business e la comunicazione è congiunta. La spiegano Alberto Serena, vicepresidente di Montel­vini, e Mauro Stival, amministratore delegato del­la cantina Moletto. «Abbiamo unito la qualità del prodotto e la rete commerciale. I clienti sono entu­siasti. Il nostro spritz alla spina ha sette gradi. Vie­ne spillato già miscelato. Gli esercenti devono so­lo aggiungere ghiaccio e le guarnizioni, così si ri­sparmia tempo».

È accaduto anche questo, dunque. Lo spritz sarà servito dai fusti. Non bastava lo «Spritzer», la latti­na di acqua e vino bianco. Non era sufficiente la bottiglia che si compra oggi nei centri commercia­li, lo «Spritzettino». Quando un marchio tira, il marketing è in agguato. La lattina di prosecco di Paris Hilton è un caso emblematico. E lo spritz, da alcuni anni a questa parte, ha decisamente supera­to i confini regionali. Basti citare il «Cin Cin Sprit­zeria », locale di tendenza gestito da un vicentino a Barcellona, in Spagna. Chissà cosa ne penserebbe­ro i soldati austriaci – e questa è un’altra delle leg­gende dello spritz – che in Veneto non riuscivano a bere il vino, troppo alcolico. E chiedevano di di­luirlo con l’acqua. Poi, a forza di brindisi, lo «spri­tz », «spriss» o «sprissetto» che dir si voglia è di­ventato un rito. Un appuntamento ineluttabile do­po il lavoro, con due patatine e qualche amico. Oli­va, arancia o limone. Ghiaccio. Noccioline, cicchet­ti. L’apoteosi in questo senso è Piazza delle Erbe, a Padova, dove centinaia di universitari ogni sera, ma in particolare di mercoledì, si ritrovano per brindare.

Ma come ogni tradizione che si rispetti, ci sono anche i puristi. Uno di loro è Enrico Breda, 32 an­ni, ingegnere e fondatore, nove anni fa, della com­munity di Spritz.it. On line, si sono registrati quasi cinquantamila utenti. Nel sito della Aperol, che sponsorizza la community padovana, c’è il suo link come sito ufficiale della bevanda. Breda non accetta la rivoluzione del fusto. «La tradizione pre­vede che lo spritz vada fatto al momento», dice. «Ogni baretto ha la sua filosofia. C’è chi usa il cam­pari, chi il gin, chi prosecco frizzante, chi vino bianco fermo. Già non mi piacciono quei locali che preparano i bicchieri già pieni prima dell’arri­vo dei clienti, figurarsi le bottiglie o i fusti di spri­tz ». Linea che peraltro è condivisa dalla strategia di marketing dell’Aperol, che nello spot che ha re­so lo spritz fenomeno di culto in mezza Italia mo­stra tutta l’allegria che si sprigiona mentre il bari­sta prepara la magica bevanda. Se fosse stato spilla­to, come avrebbe reagito quella ragazza rossa sul­l’auto?

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